MADONNA “B.V. MARIA DI CARAVAGGIO” CORTE SAN GIUSEPPE – BERNATE -ARCORE-

F01 BIS
La rappresentazione della B.V. di Caravaggio

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Il portico della Corte S. Giuseppe lato via Tiziano
ID SCHEDA ARC 03
LOCALITA’ ARCORE
UBICAZIONE CORTE SAN GIUSEPPE LATO DI VIA TIZIANO, 4 – BERNATE DI ARCORE
COLLOCAZIONE SOTTO IL PORTICO DELLA CASCINA SUL LATO DI VIA TIZIANO
TIPOLOGIA PITTURA MURALE
ICONOGRAFIA MADONNA “B.V. MARIA DI CARAVAGGIO”
TECNICA AFFRESCO
DATAZIONE IGNOTA
DIMENSIONI ALTEZZA 170, BASE 150.  ALTEZZA DA TERRA 180
AUTORE IGNOTO
PROPRIETA’ PRIVATA DELLA CORTE
ACCESSIBILITA’ SI
STATO CONSERVAZIONE

L’AFFRESCO SI PRESENTA DEGRADATO CON AL CENTRO UN FILTRO DI UNA PRESA D’ARIA, POI INTONACATA SOMMARIAMENTE.

RIFERIMENTI FOTO GALLERIA IMMAGINI 
DESCRIZIONE UBICAZIONE: all’incrocio semaforizzato tra la via Gilera e le vie Fumagalli ed Achille Grandi, imboccare a sinistra la via Fumagalli fino alla sua fine. Ci si trova così in piazza Conte Durini con di fronte la Corte San Giuseppe. Imboccare a sinistra la via Tiziano. Al N° 4 sulla  destra compare il cortile esterno ed il portico in cui si trova l’opera.


ICONOGRAFIA: questo affresco, molto degradato, ci consente solo di immaginare la figura della Madonna di Caravaggio e Giannetta De’ Vacchi a cui è apparsa il 26 maggio 1432. Sullo sfondo, di un bell’azzurro, vediamo dipinto un arco sopra il quale un nastro bianco ha scritto: a sinistra “B.V.MARIA DI CARAVAGGIO” e a destra “ORA PRO NOBIS”. In secondo piano, sulla destra, è dipinta una grande chiesa che, grazie alla scritta, deduciamo e riconosciamo come il santuario di Caravaggio dedicato alla Vergine. In primo piano l’immagine della Madonna, della quale distinguiamo appena l’abito rosso, il mantello azzurro trattenuto con la mano sinistra, mentre con la destra indica una figura inginocchiata davanti a Lei. Per logica, dovrebbe essere Giannetta De’ Vacchi, che distinguiamo appena grazie a qualche tratto che disegna la gonna ed un braccio. Anche il viso della Madonna è totalmente irriconoscibile. In alto, intorno all’arco dipinto, che fa quasi da cornice a queste figure, si distinguono più nitidamente rose gialle e rosa, alternate a rondini dalle ali nerissime. Alla rondine, sin dall’antichità, è attribuita una ricchissima simbologia. Gli egizi la identificavano con l’anima dei defunti e con l’immagine della liberazione e resurrezione dopo la morte. I greci la associavano, per il volo ardito verso il cielo e per il garrito incessante, alla preghiera ininterrotta. Per i cristiani la rondine è simbolo della resurrezione per il suo continuo ritorno primaverile, che porta al sospirato risveglio di tutta la natura; essa rappresenta quindi il trionfo pasquale del Cristo Redentore. Una antichissima leggenda armena vuole che, la sera del Venerdì Santo, tutte le rondini della Galilea e della Giudea si riunirono mestamente attorno al Santo Sepolcro, e che, all’alba del giorno di Pasqua, al momento della resurrezione, partirono in ogni direzione per il mondo a portare la lieta novella. Questo uccello, dalla lucida livrea nera, rappresentato con le ali spiegate, forma, con la coda e le ali, un’immagine simile a quella dell’ancora, simbolo di speranza per la simbologia cristiana. Un’altra leggenda narra che le rondini furono pietose con Gesù, a cui strapparono via i chiodi con i quali era stato crocefisso.