USMATE VELATE AGGIORNAMENTI GENNAIO 2015

Attraverso un nuovo testo che racconta le vicende della chiesa di Velate, tratte principalmente dai “Chronicon”, tenuti dai parroci che hanno retto la locale Chiesa e da ricordi personali dell’autore del libro, siamo nell’opportunità di aggiungere informazioni su alcuni “Segni del Sacro”, che avevamo censito a Velate.  

STATUA DEL GIOVANE REDENTORE

La prima informazione che riproponiamo è relative alla colonna, alla cui sommità è posta una statua del Redentore, posta sul sagrato della Parrocchiale, queste le note tratte dal Chronicon, opportunamente tradotte:

Il giovane Salvatore -1 gennaio 1900

“Exeunte saeculo XIX, ineunte XX … traduzione: “Finendo il secolo XIX ed iniziando il XX  si celebrò solennemente a mezza notte precisa la S. Messa, durante la quale il popolo, in omaggio a Dio Redentore e Re dei secoli, si accostò nella massima parte alla SS. Comunione. A perpetuare poi la memoria dell’importante data, il finire di un secolo ed il principio di un nuovo, e nell’intento di consacrare la Parrocchia a Gesù Cristo, Re dei secoli, il Parroco Carabelli fece erigere sul Sagrato una colonna colla Statua del Giovane Salvatore. Il discorso inaugurale inter Missarum solemnia fu detto dal M. R.don Marazzani D. Luigi, proposto (prevosto n.d.r) di San Tommaso in Milano. Terminata la S. Messa un drappello di fanciulle bianco vestite con mazzi e festoni di fiori schierossi in torno alla colonna: dietro di esse un altro drappello di Luigini con torchie e ceroferarii (torce e candelieri n.d.r.), quindi il popolo, riempiendo il sagrato. Allora il Parroco, cantate le orazioni di rito, solennemente benedisse il bel monumento. Verso sera il Parroco di Lesmo, D. Pietro Vitali, arringò il popolo sul Sagrato, eccitandolo con caldi e vibranti accenti a consacrarsi al Divin Redentore; quindi impartì la Benedizione colla S. Reliquia della B. Vergine. Si chiuse la bella festa con una graziosa illuminazione. ” 

chiesa epoca
L’antica parrocchiale con la collocazione originale del “Giovane Redentore”

Conoscevamo l’anno in cui fu collocata la colonna, possiamo ora sapere il giorno dell’inaugurazione avvenuta il primo Gennaio dell’anno 1900. L’incisione alla base della colonna indica dunque con estrema precisione il momento dell’inaugurazione, la locuzione riportata “Exeunte saeculo XIX, ineunte XX” va considerata letteralmente, cioè la mezzanotte del 31 Dicembre 1899.

incisione
La base della colonna, su una faccia si legge chiaramente, quanto riportato dal Magni “Exeunte saeculo XIX, ineunte XX”

La collocazione originale, era in posizione differente all’odierna. Posta quasi sul centro del sagrato, volgeva lo sguardo ai fedeli che giungevano, dal paese per recarsi verso la chiesa. Nell’occasione del giubileo del duemila, sistemato il piazzale, la colonna fu posta in posizione più defilata. Una composizione musiva collocata nella pavimentazione, ricorda l’anno dell’ammodernamento.

redentore da dietro
La colonna nella posizione odierna, in questa ripresa colta dalla strada che scende verso la Brugorella.

MADONNA DEL BOSCO DELLA CASSINETTA

Passiamo ad una seconda colonna, in stretto rapporto con quella appena descritta. Si tratta della stele del Bosco della Cassinetta, sempre dal “Chronicus”:

La Madonna della stele – 25 marzo 1900

“In quest’anno medesimo (25 marzo) venne eretta e benedetta l’altra colonna con la statua della B. V di Lourdes, sull ‘amena collina della Cassinetta. Nell ‘ora prima di sera, le Figlie di Maria, seguite da un ‘onda di popolo, si portarono, guidate pro­cessionalmente dal Parroco, sulla collina suddetta; cantarono l’Ave Maris Stella accompagnate dall’harmonium e il bel coro “Come i suoi raggi all’iride”, terminato il quale, il Parroco benedisse la nuova statua ed impartì la benedizione con la Reliquia della Madonna. Dopo altri canti si chiuse la bella Funzione con la illuminazione della statua e di tutto il ciglio della collina. Fu uno spettacolo magnifico. “

RELIQUIA MADONNA + MUSEI VATICANI
La reliquia della Vergine Maria, custodita nella Chiesa Parrocchiale di Velate, con cui il Parroco Carabelli, impartì la benedizione inaugurale. Sullo sfondo il dipinto della sala dell’Immacolata in Vaticano, che raffigura il momento della proclamazione del dogma, da parte di Pio IX

Non abbiamo la conferma che tale statua fosse stata posta con l’esplicita intenzione di dialogare visivamente con il Redentore del sagrato, anche se l’anno di edificazione e la similitudine delle due colonne, hanno fatto si che nella tradizione locale, fosse accettata e trasmessa questa convinzione. Non siamo ancora nell’opportunità di conoscere i motivi sulla scelta della collocazione, mentre il giorno dell’inaugurazione, il 25 Marzo, si riferisce alla ricorrenza dell’Annunciazione che fa l’Angelo a Maria. La rappresentazione sulla stele si riferisce invece all’Immacolata. Il parroco che descrisse l’inaugurazione, Achille Carabelli, indica come la statua sia stata dedicata alla Madonna di Lourdes. In effetti ai piedi della colonna la presenza di una figura inginocchiata, riferibile a Bernadette Soubirous, a cui la Madonna apparve, completa la rappresentazione. Le dimensioni talmente ridotte, della giovane lasciano intendere una collocazione postuma, non sappiamo se in origine ci fosse una riproduzione del soggetto in dimensioni consone alla statua della Madonna.

MADONNA CASSINETTA
Alla sommità della colonna la Vergine a mani giunte, lancia la sua invocazione al Cielo.

IL “CRUSON”

Passiamo ad un altro segno il “Cruson” posto sulla strada che conduce al Masciocco,  in prossimità della cascina “San Rocco”. In questo punto si dipartiva la strada che conduceva alla scomparsa cascina Rampina e che quindi proseguiva sino al Mongorio e successivamente al Mongorietto, una percorrenza storica, prima che il Conte Belgiojoso nell’ottocento, aprisse la strada che lasciato il Palazzo Belgiojoso con un lungo rettilineo raggiungeva le due località. Attraverso le informazioni, raccolte sul “Chronicon” di quell’anno, e grazie ad altre testimonianze di chi abitò  la cascina, possiamo affermare che la croce posta in passato fosse di legno e non di materiale lapideo, come indicato in precedenza. La croce era sormontata da una corona di spine e all’incrocio dei bracci erano posti  gli strumenti di tortura usati nella passione di Cristo. Ancora una particolarità: abbiamo la certezza che tale segno era stato posto per ricordare un luogo dove si tumulavano i morti per la peste, a questa considerazione aggiungiamo che la citata cascina Rampina  sorgeva a non più di 300 metri verso nord, la stessa era di proprietà di quella famiglia Osio implicata nei fatti oscuri della Monaca di Monza e che tra l’altro fu al centro di una infinita diatriba con la stessa parrocchia di Velate, per vari interessi. Tra i tanti litigi, l’accusa che Teodoro Osio rivolgeva al parroco di Velate di sotterrare morti della peste in prossimità della sua proprietà. Ci si è sempre orientati a pensare il luogo in prossimità della chiesa di Velate dove appunto l’Osio possedeva una abitazione, che tra l’altro il parroco riteneva fosse stata costruita abusivamente sulla pubblica via, impedendo di fatto il passaggio dei fedeli che dovevano raggiungere la chiesa. Ora alla luce di alcune riflessioni e la lettura di un documento d’epoca, possiamo ipotizzare che la località prossima al “Cruson” fosse quella evocata dall’Osio. Brevemente: ci sembra veramente poco probabile che il parroco facesse seppellire morti contagiati dalla peste, in un luogo che era si prossimo all’abitazione dell’Osio, ma anche alla sua dimora, visto la vicinanza dei due edifici. Inoltre la zona della chiesa non rispondeva di certo a quelle caratteristiche di luogo appartato e lontano dagli abitati dove si dava solitamente sepoltura ai morti contagiati, come poteva essere il “Cruson”, o la zona prossima al Bettolino dove sorge una colonna a ricordo delle diverse pestilenze. Riporto lo stralcio del documento citato, in cui L’Osio lamenta, attraverso uno scritto di suo genero, Cesare Borri,  il comportamento del parroco, Giovanni Angelo Petrini, l’anno è il 1630, più peste di così! Questo il testo:

“Havendo il R. Curato di Velate Pieve di Vimercate (mosso da che spirito non si sa) havuto ardire di turbare con scandalo pubblico il pacifico e quieto possesso del Sig. Teodoro Osio mio suocero in un sito posto avanti le case dell’I. S. Osio con seppeliteci dentro processionalmente gli appestati no ostanti i molti richiami fatti da me e dalla moglie di esso …..”  

documento osio
Anno 1630: La lettera, inviata dal genero di Teodoro Osio, all’autorità ecclesiastica, per lamentare il torto subito, ad opera del Parroco di Velate.

Nella petizione si parla genericamente ” avanti alle case dell’I. S. Osio”, il che non risolve l’enigma ma può orientare ad ulteriori ricerche. Terminata la parentesi torniamo ad anni più recenti ed ecco la cronaca che ci giunge:

Crusùn dal Cesana- ante 1925

 “La sera del 21 giugno (1925), dopo la Processione in Parroc­chia fatta in onore del S. Cuore, tutto il popolo si portava alla frazione Sesana  per assistere alla benedizione del Nuovo Crociane, essendo stato il Vecchio Crociane sbattuto a terra da un forte vento di temporale nel pomeriggio del 10 maggio del cor­rente anno. Il Sac. Giovanni Galimberti, Vicario Spirituale (il parroco don Carabelli era morto l’11 dicembre 1924 e si era in attesa della nomina del nuovo Parroco: n.d.r.), dopo la benedi­zione di rito tenne un brevissimo discorso. Dalla frazione Corte Casati a Sesana era parato con sandaline, fiori ecc. Ebbero luogo fuochi pirotecnici ed illuminazione.

 Sac. Giov. ni Galimberti Vicario Spirituale

cruson
Il “Cruson” dopo i lavori compiuti per riportalo ad una visibilità accettabile. Nel riquadro il “termine di proprietà” rinvenuto ai piedi dell’istallazione, le cifre “B E” sono da ricondursi alla proprietà dei Belgiojoso d’Este, che si insediarono a Velate all’inizio dell’800.

Sempre dalla pubblicazione apprendiamo che 23 anni dopo, il 31 dicembre 1948, come indicato sul Chro­nicon e riportato oralmente da un abitante della cascina S. Rocco,  si procedette alla sostituzione della Croce in legno,  con una nuova in ferro. Venne benedetta dal Parroco Don Carlo Fantoni, davanti ad un migliaio di persone “colà convenute in Processione”. Ci viene da dire, sapendo dell’opera devastante, da un punto di vista architettonico, fatta dal Don Fantoni con la chiesa Parrocchiale, che anche qui abbia prevalso quello spirito da “officina” che garantiva vita eterna ad un manufatto di metallo, rispetto alla caducità del legno, facile ironia: “quod non fecerunt barbari fece(runt) Fantoni”. Il discorso ufficiale fu tenuto da Padre Bartolomeo dei Frati Minori delle Grazie di Monza. Irrisolto il dubbio sulla dedicazione della cascina a San Rocco. Una consacrazione abbastanza recente, giustificata dalla presenza, nella cascina, di una statua del Santo, che fu poi trafugata. E’ plausibile il legame fra il Santo e la peste, che lo vide prima vittima e una volta guarito, soccorritore dei contagiati da tale morbo. Manca ancora la genesi di tutto questo.

LA MADONNA DEL “PASSIN”

Attingiamo ancora dal “Chronicus”

La Madonna del Passin -10 maggio 1924.
“Subito dopo la S. Messa, previo il segno di tutte le campane, il Coadiutore don Giovanni Galimberti, dal R. Sig. Parroco delegato si portava processionalmente a benedire lo Madonna della Tamburina detta del PASSIN. Là, dopo lo benedizione rituale, il Coadiutore teneva un fervorino di circostanza …
La vecchia immagine della Madonna era quasi totalmente scomparsa; il muro era diroccato alquanto e minacciava di cadere completamente: per mezzo delle offerte raccolte da una commissione della Tamburina, non solo si rinforzò la spalla del muro, ma si diede davvero l’aspetto di una Cappella. Il materiale, e cioè sabbia, mattoni e calce … venne gratuitamente dato dalla Signoril Casa Conti Casati per lo mediazione del Sig. Vittorino Penati, agente della suddetta casa.
L’immagine della Madonna venne totalmente rifatta dal valente pittore Sig. G. Battista Briani operante presso l’Istituto degli Artigianelli di Monza.

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Una immagine della “Madonna del Passin” di diversi anni fa. I due alberelli sono appena stati messi a dimora.

Riportiamo,  ancora dalla ricerca:

Trent’anni dopo, il 4 luglio 1954, un altro intervento presso la Madonna del Passin: dopo la dottrina della Domenica pomeriggio, in processione recitando il Santo Rosario e cantando le Litanie, i fedeli guidati dal Parroco raggiunsero la località, dove don Carlo Fantoni impartì la benedizione della ripulita Cappella del Passin, che nell’occasione venne ribattezzata col nome di Madonna della Campagna. Una ventina di anni dopo, il Parroco don Angelo Zorloni suggerirà un’altra denominazione: “Madonna del Bell’Amore”. Nel concreto, però, non avvenne nulla e la Cappelletta continuò a chiamarsi nella toponomastica locale “La Madòna dal Passin “. dal nome di una famiglia Magni, il cui capofamiglia, detto Passìn, abitante alla Tamburina, lavorava in affitto il terreno su cui sorgeva la Cappella, che prima di essere tale, era un semplice portico per il riparo dalle intemperie del contadino o del passante sorpreso dal temporale.
Oggi sappiamo che la “Madonna del Passin” trova le sue origini nella scomparsa cascina Tamburina, che  sorgeva dove oggi troviamo questo tempietto dedicato alla Vergine. Al proposito vi rimando alla completa ricerca pubblicata su “Scoprilabrianzatuttoattaccato”.

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La “Madonna del Passin” oggi. Nel riquadro la firma del pittore Fiorentino Vilasco,  autore della rappresentazione.

Ulteriori lavori furono realizzati negli anni successivi, alla struttura che fu ripetutamente sistemata e protetta da una cancellata in metallo con alcune decorazioni. Arriviamo agli anni ’50 del novecento quando, non conosciamo la data precisa, l’immagine della Madonna fu ridipinta dal pittore Fiorentino Vilasco, studente all’Istituto Beato Angelico di Milano, e poi pittore di chiese e icone sacre in Monza e nella Brianza. Passò anche qui, forse nella stessa occasione dei suoi lavori compiuti alla chiesetta di Bernate e nelle corti attigue. La sua firma sul dipinto è prova inequivocabile del suo intervento, ultimo in ordine di tempo, per la pittura. Altri lavori sulla struttura sono segnalati di recente nel 2013 ad opera di volonterosi della classe 1951.

TAMBURINA
Il cammino che dalla Tamburina conduceva alla “Madonna del Passin” , anni ’80 del Novecento. Nel riquadro l’aspetto della ristrutturata cascina con lo spazio per accogliera la statua della Madonna, poi trafugata

Si è parlato del legame che ha unito la “Madonna del Passin” con la Cascina Tamburina. Anche in questa cascina, parlo di quella edificata a metà dell’800, esisteva una nicchia che conteneva una Madonna con Bambino. Tra il 1984 e il 1986 la cascina fu ristrutturata alle forme attuali, durante questo periodo, purtroppo la statua della Madonna fu trafugata. In effetti nei disegni stilati dall’Architetto Aldo Redaelli, curatore della ristrutturazione, mostravano l’aspetto che avrebbe assunto la costruzione,  dove era prevista una nicchia sotto il portico, per accogliere il simulacro. Il racconto di chi ancora vive nel luogo ed era presente al tempo dei fatti, ricorda che in occasione del funerale di una signora anziana che abitava alcuni locali del complesso, di punto in bianco, senza che nessuno se ne accorgesse, la statua sparì, fu quindi inutile realizzare la nicchia. Una conferma del legame, a cui accennavamo, l’abbiamo colto con l’interesse dimostrato in quel lontano 1924 dagli abitanti della Tamburina verso la prossima Madonna del Passin, confermato dal racconto della signora che ci ha fornito la notizia del furto.  Alla precisa domanda, se la statua della Madonna trafugata, fosse simile a quella collocata nella non lontana Corte Giulini, la signora ha confermato le somiglianze con la stessa, precisando che l’esempio più calzante, fosse invece il dipinto del “Passin”.

ALTRI SEGNI: MADONNA DEL BETTOLINO, MADONNA DELLA CORTE GIULINI, APPARIZIONE DI LOURDES ALLA BELGIOJOSA

Completiamo l’excursus, grazie alle informazioni raccolte con queste ultime note

“In questo mese (maggio 1924, lo stesso della Madonna del Passin) dallo stesso suddetto pittore (Sig. G. Battista Briani) venne rinfrescata anche l’immagine della Madonna del Bettolino, posta vicino alla casa del Colombo detto Bulet. Veniva benedetta dal Sac. Giov. Galimberti Coadiutore, trovandosi già al Bettolino per la benedizione bigatti. Sulla fine di questo mese, alla Belgioiosa, si sostituiva all’immagine in tela della Madonna, assai corrosa, la Beata Vergine di Lourdes posta nella conca opportunamente preparata. Veniva pure essa benedetta dal Sac. Giov. Galimberti Coadiutore, trovandosi quivi, già, per la benedizione bigatti. “

L’8 dicembre 1952, giorno dell’Immacolata, il Parroco don Carlo Fantoni benedisse la Madonna della corte Giulini: i residenti offrirono la generosa somma di f. 50.000.

GIULINI BETTOLINO
A sinistra la statua della Corte Giulini, benedetta nel Dicembre del 1952. A destra la preziosa immagine del Bettolino “rinfrescata” nel 1924 dal pittore Briani.

Il mese di Maggio, momento cruciale per i contadini che attendevano alla coltivazione del baco da seta, era dunque l’occasione sollecitata dai contadini, per invitare i sacerdoti, a portarsi alle varie cascine, per benedire i bigatti che dopo le successive “mute”, sarebbero “saliti al bosco” per confezionare i preziosi bozzoli, da cui  infine la ricercata seta. Si approfittò di tale circostanza, per una benedizione nel lontano 1924, alla rinfrescata preziosa pittura del Bettolino, ed a collocare la rappresentazione dell’apparizione di Lourdes alla Belgiojosa, sotto il porticato all’interno dell’insediamento. Ricordo che alla Cascina Belgiojosa, insistono due “Segni del Sacro”. Una risulta appunto all’interno, è la rappresentazione appena citata, la seconda è una Madonna con Bambino dipinta, nel 1992 dall’artista locale Iginio Gatti, in sostituzione di una precedente, non più recuperabile. Quest’ultima pittura è collocata sotto l’androne d’ingresso alla cascina.

BELGIOIOSA
I due “Segni del Sacro” della Belgiojosa. A sinistra la composizione collocata nel 1924 in sostituzione di un dipinto su tela della Madonna. A destra, sotto l’androne d’ingresso, il dipinto di Iginio Gatti, realizzata nel 1992, in sostituzione di una precedente immagine.