la presentazione

Non appoggiarti all’uomo: deve morire.
Non appoggiarti all’albero: deve seccare.
Non appoggiarti al muro: deve crollare.
Appoggiati a Dio, a Dio soltanto. Lui rimane sempre.

(San Francesco d’Assisi)

Si possono sintetizzare in queste precise parole di San Francesco, le motivazioni, universalmente conosciute e comuni anche al nostro territorio, che da sempre hanno alimentato la volontà ed il bisogno di rappresentare quei “segni del sacro” che ci apprestiamo a scoprire.  Tali ragioni, si possono riassumere, nella necessità eterna dell’uomo di darsi una spiegazione agli eventi che si trova a vivere, positivi o negativi che siano. In  particolare per sottrarsi o risollevarsi da quanto d’inesorabile si abbatte su di lui, cercando l’intercessione e la protezione dal “cielo”. La dislocazione geografica e  l’estrazione culturale del luogo, sono poi a determinare quale parte del cielo chiamare in soccorso.

E’ importante sottolineare come questi, chiamiamoli  bisogni, non siano esclusivi del mondo cristiano e cattolico, ma abbiano le loro radice in un passato molto lontano. Restringiamo il discorso e riferendoci alla sola epoca storica da cui possiamo fare risalire le origini  delle rappresentazioni del sacro che sono presenti da noi, ci riconduciamo alla civiltà dell’antica Roma. Possiamo dunque fissarne le origine nei “Lares romani” dal latino “focolare”, figure che rappresentavano gli spiriti protettori degli antenati defunti, sorvegliavano e assecondavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale. L’antenato era rappresentato con una statuetta, all’interno della casa, la domus, le statuette erano poste in nicchie e in occasioni particolari, celebrate con l’accensione di una fiamma.  Sempre nell’antica Roma tale culto si estendeva poi attraverso una dimensione pubblica. Citiamo i Lares Compitales, a presidiare gli incroci stradali, i Lares Permarini, protettori della navigazione, i Lares Praestites, protettori dei confini della città. In definitiva i Lari erano legati alla difesa dei confini e dei passaggi, tra differenti aree geografiche. La loro presenza rendeva sacro quel preciso luogo, in cui sorgevano. Possiamo, a ragione concludere, che lo scopo di queste presenze si sintetizzi nella parola “protezione” ed è questo il contenuto che è arrivato fino a noi dell’antico significato dei Lari. Vediamo ora come si presentano questi segni del sacro, riconducendoci, come abbiamo accennato, alle origini dell’antica Roma,  troviamo nel termine e soprattutto nell’aspetto materiale e costruttivo “dell’aedicula” il prototipo e l’ispirazione delle stragrande parte dei manufatti che oggi stiamo indagando.

Riconducendoci al periodo romano citato, continuiamo ora il nostro percorso storico e a grandi linee fissiamo tra 400 e 500 l’apparizione sul nostro territorio di rappresentazioni che assomigliano a quelle che oggi ancora vediamo. La forte spinta nel promuovere nuovi “segni” si ebbe dopo la Controriforma, (1563-1600) per l’impulso dato dalla chiesa alla venerazione di immagini  di religiosità popolare  con l’evidente  funzione antiprotestante. Importante in questo stesso periodo la diffusione del culto mariano. Dal Cinquecento in poi si segnala  una fioritura degli Oratori, piccole chiese costruite nelle campagne. Sorgono spesso nel luogo dove  precedentemente stava posizionato un tabernacolo con una immagine ritenuta miracolosa, che veniva collocata poi all’interno della chiesetta. Sempre tra cinquecento e seicento possiamo fissare il momento in cui si cerca di attribuire ai santi, delle connotazioni precise che li distinguono ed identifichino  in modo esatto ed univoco. Questo fenomeno è dettato dalla necessità, da parte delle chiesa, di diffondere un messaggio, che avvalendosi del semplice linguaggio delle immagini vuole raggiungere una popolazione per lo più analfabeta e dunque sensibile solo o quasi a questa codifica elementare.  L’invocazione alla protezione della Madonna e dei santi  ebbe il culmine in occasione delle  pestilenze del Seicento.  Forte l’impulso,  che diede San Carlo Borromeo che spesso affiancò alla Madonna di cui era particolarmente devoto, anche la presenza di due santi che assurgono a protettori della peste, vale a dire San Rocco, e San Sebastiano, che troviamo poi nella veste, diciamo più aggiornata, di protettore del bestiame. Un provvedimento del 1798 del governo Cisalpino proibiva ogni atto di culto fuori dalle chiese e ordinava la soppressione o l’imbiancatura delle immagini sacre. Fu solo con il ritorno degli austriaci che la tradizione delle immagini devozionali ebbe un nuovo e generale sviluppo.

Al termine di questa doverosa introduzione storica, svestiamo i panni dell’erudizione e riprendendo abiti più umili, ribadiamo l’importante valenza “popolare” che contraddistingue questo genere di rappresentazioni della fede, volute e realizzate per volontà di gente comune, senza interventi e particolari ingerenze di chi il culto lo gestiva, nelle chiese.

Una considerazione si è resa necessaria, alla luce di quanto si andava acquisendo durante i sopralluoghi sul territorio, alla ricerca e scoperta di queste “presenze” ed  ha imposto una riflessione di fondo.

Oggi e ancor di più ieri, il sentire comune della gente trovava e trova nella semplicità d’animo e nella immediatezza dei sentimenti, il suo miglior alimento, spogliandoci dagli orpelli e le sovrastrutture ideologiche che ne derivano, la lezione che si è appresa è univoca e utile a tracciare una linea guida alla ricerca; descrivere e interpretare ogni segno, nel modo più diretto e semplice possibile, questo è il messaggio a nostro parere che tramandano le generazioni che hanno voluto e frequentato “i segni” che ci accingiamo a descrivere.

Negativo invece,  l’oblio delle nuove generazioni, che colpevolmente, anche a causa del perduto sentimento religioso che ha cancellato le motivazioni e gli stati d’animo, alla base della costruzione e frequentazione di queste rappresentazioni di fede, ha portato all’abbandono e spesso alla distruzione indiscriminata di “segni” che erano diventati purtroppo, entità estranee.

La sentita necessità di farne un catalogo è dunque e sopratutto, motivata dall’urgenza di preservare quello che ancora rimane, attraverso una corretta educazione, questo si,  intesa come conoscenza spiegazione e valorizzazione delle emergenze superstiti, per istillare quel necessario sentimento, affinché si possa intraprendere questa missione conservativa necessaria, in uno spirito di vera e irrinunciabile scelta di civiltà.

Prima d’inoltrarci, alla scoperta delle “testimonianze”, una doverosa precisazione. Abbiamo ripetutamente parlato di “segni del sacro”, fissiamo ora con un semplice criterio, la nozione fondamentale. Saranno materia d’indagine, tutte quelle rappresentazioni legate più o meno specificatamente al “divino”, che trovano la loro collocazione al di fuori degli edifici di culto. Questa l’unica e imprescindibile discriminante a cui fare riferimento.

I SEGNI DEL SACRO NEI COMUNI DEL PARCO

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Attraverso le differenti icone si accede alla pagina della località indicata, dove una presentazione organica dei segni del sacro, relativi al territorio interessato, introduce e descrive con modalità differenti e personalizzate le presenze censite. Al fondo della presentazione un rimando al sommario schede, consente la visione completa del censito. Per ogni luogo indicato, si dirige verso la pertinente scheda, che fornisce i dati analitici,  una ulteriore descrizione dettagliata del “segno del sacro” proposto e la facile identificazione spaziale grazie al link di google maps.  All’interno della scheda stessa, la possibilità di visualizzare la galleria immagini  pertinente. La navigazione, che permette ugualmente la fruizione di tutte le funzioni indicate, è possibile anche attraverso la Home che mette a disposizione, nella parte superiore le etichette,  da cui a cascata si visualizzano le pagine disponibili.

LA MAPPA INTERATTIVA

La possibilità offerta dalla mappa interattiva, in cui sono evidenziate tutte le emergenze censite, consente  di  individuare facilmente, grazie ai segnaposti, le varie località e dunque svelare il percorso per raggiungerle. La fruizione si amplia ulteriormente attraverso l’apertura della finestra descrittiva di ogni localizzazione, che permette di dirigersi, attraverso i link presenti al suo interno, alla scheda espositiva dell’emergenza e in subordine, alle altre informazioni accessorie che via via saranno messe a disposizione.

LA MAPPA NUOVA 2

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